Estratto Puro

venerdì, 20 agosto 2004
La battuta sugli italiani ci stava bene, ma non lo penso sul serio, a me gli italiani all'estero non hanno mai fatto niente.
postato da juda | 11:30 | commenti

Arrivo e riparto

Eccomi arrivo e riparto; diverso tempo è trascorso senza tracce bianche su sfondo nero, tempo trascorso fra spostamenti di varia natura in cui si sperimenta la possibilità di una vita alternativa. Ritornando al consueto le lancette mi hanno accolto con una sbronza e una bronchite. Bene! Forse ripartire mi rimetterà di nuovo in salute o me la distruggerà del tutto; e poi la sosta è vietata, anzi è ormai un'utopia da patente e libretto, i punti li sto raccogliendo, non dispero di raccoglierne abbastanza da potermi permettere uno sconto per un prossimo viaggio, su Marte le offerte si sprecano e poi forse non ci sono ancora italiani!
postato da juda | 11:30 | commenti


mercoledì, 18 agosto 2004

Senza vergogna

L'Iraq è stato un esperimento ideologico di privatizzazioni:le multinazionali dovevano fare tutto

Naomi Klein; Internazionale 546, 1 luglio 2004

Buone notizie da Baghdad: l'Ufficio per la gestione del programma (Pmo), che controlla i 18,4 miliardi di dollari dei fondi statunitensi per la ricostruzione, ha finalmente stabilito un obiettivo che è in grado di raggiungere. Certo, l'elettricità è sotto i livelli di prima della guerra, le strade sono fiumi di acque luride e gli iracheni licenziati sono più di quelli assunti. Ma adesso il Pmo ha firmato un contratto con la società di mercenari britannici Aegis per proteggere i suoi dipendenti da "assassini, rapimenti, ferimenti" e – sentite questa – "imbarazzi". Non so se Aegis riuscirà a proteggere i dipendenti del Pmo dalle aggressioni, ma l'imbarazzo? Missione già compiuta: chi ha l'incarico di ricostruire l'Iraq non può sentirsi imbarazzato perché, chiaramente, è senza vergogna. Con la farsa del 30 giugno le forze di occupazione statunitensi hanno continuato a sprecare del denaro che avrebbe dovuto aiutare un popolo devastato dalla guerra. Il dipartimento di stato ha preso 184 milioni di dollari destinati a progetti per l'acqua potabile e li ha trasferiti alla sontuosa ambasciata statunitense nell'ex palazzo di Saddam. Se gli occupanti fossero capaci d'imbarazzarsi, potrebbero provare un po' di disagio per aver speso solo 3,2 dei 18,4 miliardi di dollari stanziati dal congresso: il motivo è che la ricostruzione è disastrosamente in ritardo. All'inizio Paul Bremer aveva detto che il denaro sarebbe stato speso per quando l'Iraq fosse diventato sovrano, ma a quanto pare qualcuno ha avuto un'idea migliore: distribuirlo nell'arco di cinque anni in modo che l'ambasciatore John Negroponte possa usarlo come strumento di potere. Con 15 miliardi di dollari non saldati, come potrebbero i politici iracheni pensare di rifiutare le richieste statunitensi? In fin dei conti è l'intera ricostruzione dell'Iraq a essere piuttosto mortificante: fin dall'inizio i suoi architetti hanno respinto l'idea di un grande progetto di lavori pubblici in stile New Deal. Il caso è stato trattato invece come un esperimento ideologico di privatizzazioni: il sogno era che accorressero le multinazionali, soprattutto statunitensi, e stupissero gli iracheni con la loro velocità ed efficienza. Gli iracheni hanno visto qualcos'altro: posti di lavoro di cui c'era un disperato bisogno andati ad americani, europei e asiatici; camion pieni di merci prodotte all'estero, mentre le fabbriche irachene non possono funzionare. Così la ricostruzione è stata vista non come una ripresa dalla guerra ma come un prolungamento dell'occupazione. Ed è diventata un obiettivo da colpire. Gli appaltatori hanno risposto comportandosi ancor di più come un esercito invasore, costruendo complesse fortezze nella Zona verde e circondandosi di mercenari. Ed essere odiati è costoso. Secondo le ultime stime, le spese per la sicurezza stanno consumando fino al 25 per cento dei soldi dei contratti per la ricostruzione attualmente destinati a ospedali, impianti di depurazione dell'acqua o centrali telefoniche. Intanto le assicurazioni che vendono polizze agli appaltatori in Iraq hanno raddoppiato i premi, con spese che raggiungono il 30 per cento dello stipendio. Quindi molte aziende stanno spendendo metà del loro bilancio armandosi e assicurandosi proprio contro le persone che sulla carta dovrebbero aiutare. Quanto resta per la ricostruzione? Meglio non fare i conti. L'imbarazzo è l'ultimo dei problemi Anziché modelli di velocità ed efficienza, gli appaltatori sembrano bestie esose, poco capaci, paralizzate dall'odio che hanno contribuito a generare. E ora c'è la Aegis, società pagata 293 milioni di dollari per salvare il Pmo dall'imbarazzo. Viene fuori che Tim Spicer, il suo amministratore delegato, ha anche lui un passato un po' imbarazzante. Negli anni novanta ha contribuito a reprimere i ribelli, a organizzare un golpe militare in Papua Nuova Guinea e ad architettare un piano per violare un embargo contro le armi in Sierra Leone. Se gli occupanti dell'Iraq fossero capaci di vergognarsi, avrebbero potuto rispondere introducendo leggi più severe. Invece i repubblicani del senato si sono appena opposti a un tentativo di impedire agli appaltatori privati di interrogare i prigionieri e respinto una proposta di multe più pesanti agli appaltatori che gonfiano le fatture. Nel frattempo, la Casa Bianca sta cercando di ottenere l'immunità penale per gli appaltatori statunitensi in Iraq e ha chiesto l'esenzione al nuovo primo ministro di Baghdad, Iyad Allawi. È probabile che Allawi acconsentirà visto che, dopo tutto, è anche lui una sorta di appaltatore: ex spia della Cia, minaccia già di proclamare la legge marziale, mentre il suo ministro della difesa si esprime così sui combattenti della resistenza: "Gli taglieremo le mani e li decapiteremo". In un ultimo impeto di subappalto, l'amministrazione irachena è stata affidata a sostituti ancor più brutali. È imbarazzante, dopo un'invasione fatta per cacciare un dittatore? Per niente: questa è quella che gli occupanti chiamano "sovranità". I signori di Aegis possono stare tranquilli: l'imbarazzo non sarà un problema.

postato da juda | 16:52 | commenti

Estratti e commenti delle notizie pubblicate sul web, ma soprattutto altro o non so non risponde, non c'è un'altra opzione???