Estratto Puro

lunedì, 26 aprile 2004
Ristrutturazione celebrale

L'esplosione delle supernove è un evento mirabile e raro al quale assistere è assai difficile, il lunedì invece oltre ad essere scadenzato e regolare, rappresenta quanto di meno entusiasmante nella vita di un qualunque lavoratore medio. Attenzione, non parlo di quelle persone per le quali le generalizzazioni vanno a farsi fottere, bensì parlo per tutte le altre. Voi che non siete così fortunati da fare un lavoro che vi piace, voi che amate ondeggiare e sfuggire plasticamente alle responsabilità lavorative, voi che annegate quotidianamente nei vostri gesti routinari, ebbene voi sappiate che avete una responsabilità enorme nella mancanza di fiducia nel futuro. Il vostro modo di condurre le più varie attività è causa continua di riduzione del PIL e di crescita del disavanzo, voi siete la causa del calo delle nascite e del conseguente invecchiamento della popolazione, del buco nella spesa pensionistica, dell'aumento del consumo dei farmaci, dell'aumento delle allergie e persino fondamentale causa dell'effetto serra. Per fortuna c'è un nuovo progetto di ristrutturazione celebrale che riguarda tutti quei settori della popolazione con fascia di reddito individuabile nel primo o secondo scaglione irpef, i lavori sono già iniziati e se non ci saranno altri ricorsi potremo ritrovarci senza più problemi e con il contributo statale avremo al possibilità di acquistare lobotomind ad un prezzo super conveniente: lobotomind ti permetterà di rimanere davanti alla televisione per ore e quando avrai finito potrai tuffarti nello shopping con lobotoshopping; non hai soldi? Non ti preoccupare c'è lobotocredit per le tue spese più folli, richiedila alla tua banca.
PRODOTTI LOBOTO; PER NON PENSARCI PIU'!!!
postato da juda | 12:38 | commenti


giovedì, 22 aprile 2004
Naomi Klein: "Esportare la democrazia"

La democrazia potrebbe arrivare in Iraq proprio perché la guerra si è rivelata così sbagliata

Internazionale 526, 12 febbraio 2004

Se date retta alla Casa Bianca, il futuro governo iracheno viene scelto in Iraq. Se credete agli iracheni, viene scelto dalla Casa Bianca. Tecnicamente nessuna delle due cose è vera: il governo iracheno è assemblato in un anonimo centro ricerche del North Carolina.

Il 4 marzo 2003, ad appena 15 giorni dall'invasione, l'agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale ha chiesto a tre società americane di candidarsi per un compito eccezionale: una volta invaso e occupato l'Iraq, un'azienda sarebbe stata incaricata di costituire 180 consigli locali e provinciali sulle macerie del paese. Era un nuovo territorio imperiale per società abituate alla "collaborazione fra pubblico e privato" cara alle organizzazioni non governative, e due delle tre aziende decisero di non candidarsi.

Il contratto per il "governo locale" – 167,9 milioni di dollari il primo anno e fino a 466 milioni di dollari in totale – andò al Research triangle institute (Rti), un'organizzazione non-profit nota soprattutto per le sue ricerche farmaceutiche. Nessuno dei suoi dipendenti andava in Iraq da anni.

All'inizio la missione dell'Rti in Iraq non ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica. Rispetto all'incapacità della Bechtel di far funzionare l'elettricità e ai prezzi folli della Halliburton, quelle dell'Rti sembravano iniziative valide. Non è più così: si è scoperto che i consigli cittadini costituiti dall'Rti sono il cuore del piano americano per consegnare il potere a ristrette commissioni regionali nominate dall'alto – un piano a cui gli iracheni sono così ostili che rischia di mettere in ginocchio l'occupazione.

La settimana scorsa ho incontrato il vicepresidente dell'Rti, Ronald W. Johnson, direttore del progetto iracheno. Johnson insiste nel dire che la sua squadra si occupa di cose pratiche e non ha nulla a che vedere con lo scontro epico su chi governerà l'Iraq. Ma i consigli formati dall'Rti sono molto criticati. Lo stesso giorno in cui Johnson e io abbiamo discusso le questioni più sottili della democrazia locale, il consiglio regionale nominato dagli Usa a Nassiriya, circa 300 chilometri a sud di Baghdad, è stato circondato da uomini armati e manifestanti infuriati.

Il 28 gennaio ventimila abitanti della città hanno preso d'assalto gli uffici del consiglio chiedendo elezioni dirette e le dimissioni di tutti i consiglieri, accusati di essere ostaggi degli occupanti. Povero Rti: la fame di democrazia degli iracheni continua a correre più velocemente dei laboriosi piani per la "costruzione di capacità" messi a punto prima dell'invasione.

A novembre il Washington Post ha scritto che quando l'Rti è arrivato nella provincia di Taji, munito di diagrammi di flusso e pronto a istituire consigli locali, ha scoperto che "gli iracheni avevano formato propri consigli rappresentativi nella regione mesi prima, e molti erano stati eletti, e non nominati come propongono le forze occupanti". Johnson sostiene che l'Rti si limita ad "assistere gli iracheni" e non decide al loro posto.

Forse è vero, ma non aiuta che Johnson paragoni i consigli iracheni a "un municipio del New England" e citi un altro consulente dell'Rti, secondo cui le sfide in Iraq "sono le stesse che ho affrontato a Houston". È questa la sovranità irachena – ideata a Washington, appaltata in North Carolina, modellata su Houston e imposta a Bassora e a Baghdad?

Adesso che ha accettato di tornare in Iraq, l'Onu, deve fermare la rapina in corso: il tentativo americano di sottrarre alla futura democrazia irachena il potere di prendere decisioni importanti. E tutto dipende dai poteri del governo di transizione. Washington vuole che abbia i poteri di un governo sovrano, capace di imporre decisioni che il governo eletto erediterà. In altri paesi che hanno da poco vissuto la transizione alla democrazia – dal Sudafrica alle Filippine all'Argentina – è in questo intervallo tra regimi che si sono consumati i tradimenti più devastanti: accordi segreti per trasferire debiti illegittimi, impegni per "la continuità macroeconomica".

Sempre più spesso i popoli appena liberati vanno alle urne per scoprire che è rimasto poco per cui votare. Ma in Iraq non è troppo tardi per bloccare questo processo. La chiave è limitare il mandato di qualunque governo provvisorio alle questioni relative alle elezioni: censimento, sicurezza, tutela delle donne e delle minoranze.

Ed ecco la cosa davvero sorprendente: potrebbe davvero succedere. Perché? Perché tutte le ragioni di Washington per entrare in guerra sono svanite; l'unica scusa rimasta è il profondo desiderio di Bush di portare la democrazia in Iraq. È una bugia come tutto il resto, ma è una bugia che possiamo usare. Possiamo approfittare della sua debolezza per pretendere che la bugia della democrazia diventi realtà, che l'Iraq sia davvero sovrano: senza i debiti, il peso dei contratti ereditati, le cicatrici delle basi militari americane, e con il pieno controllo delle sue risorse.

La presa di Washington sull'Iraq diventa ogni giorno più debole, mentre lo schieramento filodemocratico all'interno del paese diventa più forte. La vera democrazia potrebbe arrivare in Iraq non perché la guerra di Bush era giusta, ma proprio perché si è rivelata così disperatamente sbagliata.
postato da juda | 10:23 | commenti


martedì, 20 aprile 2004
Il soggiorno

Ogni giorno che passa la situazione in Iraq si attorciglia. Ora visto che la guerra è ormai vinta  e che la missione di Pace volge favorevolmente al termine, abbiamo deciso di premiare quattro cittadini italiani mandandoli in soggiorno presso una tribù sunnita. Il problema è che si trovano talmente bene, che non vogliono più tornare indietro. Un' attimo, mi fermo: non voglio avvitarmi in una spirale cinica, provo comunque un senso di pietà per uomini ai quali vengono limitate le proprie libertà; ma se  è vero che le cose stanno andando così bene perché siamo noi a dovere chiedere una trattativa, perché dobbiamo chiedere aiuto ai "nemici dell'Occidente", l'Iran, se erano così nemici da essere stati minacciati, insieme alla Siria, di invasione da parte degli USA e poi mi chiedo in termini molto più pragmatici come siano diventati i rapporti dell'Italia con i Paesi Arabi e quali vantaggi economici e sociali stiamo traendo dalla decisione di partecipare alla cosidetta missione di Pace.
postato da juda | 11:15 | commenti (2)


martedì, 13 aprile 2004
Il Giardino

Le cose si muovono sempre più a fatica, gli ordini della grande livellatrice assumono oramai i contorni di una grigia e tiepida assuefazione, lenta e costante come in poche circostanze si assiste all'intorpidimento neurale dello scrivente che non riesce a convogliare sane energie nella costruzione di qualcosa di positivo. Avevo messo un po' di volontà in giardino, non so perchè non è cresciuta; avevo messo un po' di novità, ma non è cresciuta; avevo messo un po' di me, ma niente! Sarà forse che non ho il giardino?
postato da juda | 16:10 | commenti (1)

Estratti e commenti delle notizie pubblicate sul web, ma soprattutto altro o non so non risponde, non c'è un'altra opzione???