Estratto Puro

lunedì, 16 giugno 2008
Estratto puro non esiste più (da un po' a dire il vero)... si è "sporcato" o arricchito. Dipende dai punti di vista... è diventato juda.
postato da juda | 10:25 | commenti


giovedì, 11 maggio 2006
Stato e stati
Non è un post politico, né faccio considerazioni di carattere sociale, non sono ultimamente dell'umore per scrivere niente che possa rappresentare interazione con gli altri, esemplificare dinamiche comportamentali singole e o collettive. Ultimamente mi sento cosi:
Deserto Del Cile Senza Nuvole
come il Deserto del Cile, qui sopra fotografato nella sua aridità, privo di sfumature, e apparentemente privo di vità. A volte mi posso sentire anche così:
Deserto Del Cile
non si può scappare dal proprio deserto interiore, si può solo sperare che qualche nuvola passi lo attraversi, repentina, ma necessaria alla sopravvivenza.
 
postato da juda | 15:37 | commenti


mercoledì, 10 maggio 2006
Sono ritornato in me, fino ad ieri non c'ero, ero fuori... fuori di me! E oggi cosa è cambiato? Nulla! ne ho preso consapevolezza e ora si cerco la solitudine, cerco il buio, il sonno, non avrei voluto dirlo, ma voglio dimenticare, mi brucia tutto dentro: il male che ho fatto e il male che ho preso...Nulla è senza conseguenze, le porterò con me, mi parleranno per un po', poi spero che la loro voce si affievolisca, che il rimorso si plachi, che il rumore del cuore smetta di assordarmi le orecchie, che il sole torni di nuovo a scaldarmi. Voglio stare da solo...ho paura della solitudine, c'è questa cosa che mi prende lo stomaco e mi stringe la gola ancora forte....
postato da juda | 17:27 | commenti


mercoledì, 01 marzo 2006
Cerco di essere positivo...., ma a volte si fa proprio fatica
postato da juda | 11:14 | commenti


martedì, 28 febbraio 2006
Qualità della vita

Ho aggiornato un po' l'elenco dei link che oltre a non essere molto folto risultava poco aggiornato. Soprattutto mancavano alcune delle cose che in questi mesi hanno attratto di più la mia attenzione. Parlo ad esempio del Movimento per la decrescita felice (del quale ho linkato il manifesto). Per chi non lo conoscesse è un movimento che teorizza la possibilità di recuperare la qualità della vita attraverso delle pratiche quali l'autoproduzione di tutti quei beni primari o secondari che siamo in grado di ottenere dalle nostre capacità e dalle nostre forze, oppure dagli scambi solidali e non mercificati, anche di tempo. Per questo ho voluto inserire tra i link anche l'osservatorio sulle banche del tempo e il sito delle delle reti di gruppo di acquisto solidale. Credo che ci siano insomma delle possibilità concrete di agire per un miglioramento della qualità della vita, a volte basta guardarsi intorno.
postato da juda | 10:45 | commenti


lunedì, 27 febbraio 2006
Punto e a capo!

Esistono due livelli che si alternano in questo Blog: il mio livello, quello personale, con i miei stati d'animo, le mie emozioni, e quello diciamo così sociale, nel quale cerco di mettere idee e spunti che prendo dal mondo che mi circonda, senza nessun ordine particolare o obiettivo. Fatta questa premessa, giungo a me che dopo un periodo di relativa tranquillità sento la necessità di riapparire. Voglio dire che da un giorno all'altro può succedere di tutto, ciò che si credeva avviato verso uno stato di quiescenza riprende vita  e non parlo delle scritte che possono apparire sul blog, ma di emozioni che si credeva di avere sopite. Cosa devo fare con le mie emozioni? Devo dar loro seguito? Devo abbandonarmi agli istinti? Devo mediare con la razionalità? Mi lascio trasportare dagli eventi? Cerco risposte? Forse cerco risposte... Pur sapendo che nelle faccende personali, si possono ascoltare mille buoni consigli, ma di solito si ha la tendenza a filtrare solo quelli più comodi o a mettere quelli più saggi in un quadro di realtà surreale ancorché verosimile per farli naufragare in un mare di incertezze. Ecco un mare di incertezze... Eppure mi dico:"Ho una certa età" dovrei smettere di credere nel nulla , di pensare e di impegnarmi solamente per cose che concrete non saranno mai per garantirmi un alibi dalle responsabilità. Scritte queste righe sono al punto di partenza come una giostra inceppata, come un viaggio acido nel quale si rivedono sempre le stesse terribili e bellissime immagini.
postato da juda | 15:17 | commenti


venerdì, 24 febbraio 2006
Dalle dipendenze è dificile affrancarsi, dipendenze dai vizi del corpo, dipendenze dai vizi della mente, dipendenza dalle emozioni. Il mio Mentore adolescenziale, tale Francesco Guccini affermava in una delle sue più note canzoni (Canzone della Bambina Portoghese - Radici - 1972...credo) che: "...il vizio che ci ucciderà non sarà fumare o bere, ma in qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere ...vivere. e poi poi vivere...). E allora di questi vizi e di queste passioni incontrollabili cosa ne vogliamo fare: vogliamo nasconderci per paura che il peccato primordiale ci piombi addosso come una folgore per punire innanzi al cospetto dell'altissimo le pericolose devianze dei nostri comportamenti. No, non  mi nascondo e voglio guardare indietro con un sorriso e voglio guardare il sole, anche se mi brucerà gli occhi. La serenità con cui si guarda il passato ci permette di pensare al futuro.
postato da juda | 18:08 | commenti


martedì, 20 dicembre 2005
Buone intenzioni

Noam Chomsky

Di fronte al disastro in Iraq, una fiducia acritica nelle nostre buone intenzioni è una perdita di tempo

 Internazionale 610, 29 settembre 2005

Non è facile capire le vicende umane. Per certi versi è più difficile che capire le scienze naturali. È vero che Madre Natura non dà risposte sicure, ma almeno non crea ostacoli alla comprensione. Nelle vicende umane, invece, bisogna individuare e smantellare le barriere erette dal potere e dalla sua ideologia, che per imporsi meglio attribuiscono caratteristiche diaboliche al nemico del momento. A volte hanno ragione, ma nella maggior parte dei casi il motivo che spinge il potere a chiedere l'eliminazione di un avversario che lo ostacola non sono certo i crimini da lui commessi.

Un esempio recente è Saddam Hussein, oggi bersaglio indifeso ma in precedenza dipinto come una terribile minaccia alla nostra sopravvivenza, che sarebbe stato responsabile dell'11 settembre e sul punto di aggredirci di nuovo. Pochi ricordano che nel 1982 l'amministrazione Reagan cancellò Saddam dall'elenco dei governi che appoggiavano il terrorismo.

Cominciò così la fornitura di aiuti militari, e non solo, a quel dittatore: un flusso durato per molto tempo, anche dopo le peggiori atrocità commesse da Saddam e la fine della guerra con l'Iran, e che comprendeva i mezzi per la fabbricazione di armi di distruzione di massa.

Individuare il "grande Satana" del momento non basta: bisogna anche sbandierare la propria nobiltà d'animo. In particolare, occorre spacciare l'aggressione e il terrore come atti di autodifesa. Così, nell'agosto del 1945, firmando la resa, l'imperatore giapponese Hirohito spiegava al suo popolo: "Abbiamo dichiarato guerra all'America e alla Gran Bretagna per il sincero desiderio di assicurare la sopravvivenza del Giappone e la stabilità dell'Asia orientale. Lungi da noi il desiderio di violare la sovranità di altri stati o perseguire l'espansione territoriale".

La storia dei crimini internazionali è piena di sentimenti di questo tipo che non risparmiano neanche individui di grande intelligenza e integrità morale. Al culmine dei crimini britannici in India e in Cina, che conosceva bene, John Stuart Mill scrisse il suo saggio sull'intervento umanitario sollecitando Londra ad agire con vigore, benché fosse destinata a essere "additata al vituperio" degli europei, arretrati e incapaci di comprendere che l'Inghilterra "è una novità assoluta per il mondo": una nazione che agisce "al servizio degli altri", e che pur di dare pace e giustizia al mondo paga disinteressatamente un prezzo.

A quanto pare, quest'immagine di eccezionalità impregnata di senso della giustizia è universale. Nel caso degli Stati Uniti uno dei temi ricorrenti è la dedizione al compito di dare democrazia e indipendenza a un mondo che soffre. Nella vulgata proposta dagli esperti e dai mass media, la politica estera degli Stati Uniti è percorsa da due tendenze contrapposte: l'idealismo wilsoniano, fondato su nobili intenti, e il realismo spassionato, che ci fa vedere i limiti delle nostre buone intenzioni. Sarebbero le uniche due opzioni possibili.

Ebbene, quale che sia la retorica adottata, è difficile non dare ragione allo storico Arno Mayer, secondo cui l'America è dal 1947 fra i principali responsabili di "terrorismo di stato" e altri atti "da canaglia", e ha provocato danni immensi "sempre in nome della democrazia, della libertà e della giustizia". Per gli Stati Uniti, il nemico è da sempre il nazionalismo indipendente: un "virus", tanto per citare la definizione che Henry Kissinger dette del socialismo democratico cileno nel 1970, quando Salvador Allende fu eletto presidente.

Quel virus andava estirpato, e lo fu: l'11 settembre 1973, data che molti in America Latina definiscono spesso "il primo 11 settembre". Washington sostenne il regime di Pinochet ed ebbe un ruolo tutt'altro che marginale nel suo iniziale trionfo.

Questo è uno dei tanti, troppi esempi di "promozione della democrazia", nel nostro emisfero e non solo. Adesso ci vogliono far credere che la missione delle forze americane in Afghanistan e in Iraq è di portare la democrazia. "Non è vero che i musulmani 'odiano la nostra libertà': piuttosto, odiano la nostra politica", concludeva un rapporto pubblicato nel settembre 2004 dal Defense science board (Dsb), un gruppo di consulenti del Pentagono.

E aggiungeva che "quando la diplomazia statunitense parla di esportare la democrazia nelle società islamiche, l'iniziativa è vista né più né meno come un gesto ipocrita e interessato". Agli occhi dei musulmani, proseguiva il documento, "l'occupazione americana dell'Afghanistan e dell'Iraq non ha portato la democrazia, bensì caos e sofferenze".

Non dovrebbe sorprendere, allora, che gli Stati Uniti siano molto simili alle grandi potenze del passato e del presente, che perseguono interessi strategici ed economici dei settori dominanti accompagnandoli con proclami retorici sulla loro straordinaria dedizione ai valori supremi. Di fronte al disastro in Iraq, una fiducia acritica nelle buone intenzioni non fa che rinviare quel cambiamento di rotta politica che oggi è disperatamente urgente.
postato da juda | 16:02 | commenti (1)


lunedì, 19 dicembre 2005
Oggi vorrei ricominciare sono saltellato da un blog ad un'altro, segnando i cambiamenti della mia vita, mi sono guardato un po' in faccia e non ho visto segni, ma il mio corpo esplode, la mia rabbia colma il vuoto che c'è dentro di me... E perché c'è vuoto, vuoto c'è perché ho giocato con i sentimenti con le emozioni mie e degli altri e i segni di questo gioco ora me li porto addosso, temo li porteranno con sé anche le persone che a me sono state vicine e che ho ingiustamente allontanato, con un biglietto senza ritorno ho rifiutato di capire chi mi stava vicino per inseguire chissà che cosa... ora che il tempo è passato il mio stomaco si ribella, le mie vene pulsano. La lucidità dalla quale i miei amici traevano consigli si è dissolta come una nebbia e ora navigo a vista. Voglio che finisca questo tempo, voglio che torni il sole su di me, voglio non dover fare più del male a nessuno....
postato da juda | 15:03 | commenti (1)

Uno, due, tre, continuerò da me e non sarà di certo facile...sto già contando 32; ci sto lavorando....
postato da juda | 14:49 | commenti

Estratti e commenti delle notizie pubblicate sul web, ma soprattutto altro o non so non risponde, non c'è un'altra opzione???